una clinica di Pavia 20.11.2009

Ore 12.10
Clinica di Pavia
La mia cara sig.ra Ricci (bidella della scuola dove insegnavo lo scorso anno) è ricoverata per un intervento. Entro nella clinica e chiedo gentilmente se si può entrare per le visite. Un’impiegata, gentilmente mi da tutte le indicazioni che chiedo.
Vado in reparto e trovo in corridoio due infermiere che parlano di lavoro, attendo che finiscano di parlare, poi chiedo in quale stanza è ricoverata la persona a cui voglio fare visita.
Una delle due, con accento straniero, guardandomi in faccia mi risponde, molto gentilmente e con un sorriso cordiale sulla bocca, che la signora è in sala operatoria.
Dispiaciuta, chiedo a che ora verrà fuori e la ragazza straniera mi risponde che non lo sa “si sa quando si entra, ma non si sa quando si esce”.
L’altra infermiera, senza guardarmi in faccia e girando gli occhi al cielo (atteggiamento da scocciata)  mi dice “se vuole può aspettare!”
Cerco il suo sguardo e le dico “Voleva essere una battuta?” e lei seriamente, indicandomi la stanza, mi risponde, “se vuole può aspettare!”
Vado in salone e chiedo a un’impiegata il foglio dove annotare il “soddisfacimento dei trattamenti verso i visitatori” e, sottolineando che non ce l’ho con lei, le parlo di quello che mi è successo.
Una signora anziana seduta lì vicino mi dice che anche lei è stata trattata male. Allora do libero sfogo alla mia rabbia. Non alzo la voce ma parlo in modo secco e categorico! Un signore interviene dicendomi che non devo parlare così in corridoio e non devo prendermela con la persona che ho lì davanti, ma andare nell’ufficio del direttore. Io spiego che non ho tempo per girare gli uffici e che adesso compilo solo il foglio, ma quando tornerò per fare la visita alla mia cara amica, se verrò ancora trattata così, non solo andrò dal direttore ma, scriverò anche una lettera alla Provincia Pavese, perché, a mio avviso, chi lavora a contatto con la gente per prima cosa deve imparare l’educazione e a rapportarsi con gli altri. Il signore continua ad intervenire, così gli faccio notare cortesemente che io non ho chiesto un suo consiglio, che ho già spiegato alla dipendente che non ce l’ho con lei e di smetterla di intromettersi  nel discorso che non gli riguarda.
Ribadisco che mi dispiace di parlare in modo così agitato ma: “sono un’insegnante e quando sono al lavoro cerco di non comportarmi così con i miei ragazzi, ma in questo posto sono solo un visitatore offeso ed ho diritto di lamentarmi. In questo posto sono i dipendenti che devono fare attenzione a come parlano con pazienti ed i visitatori.”
Prendo il foglio e, non trovando un altro punto d’appoggio compilo il foglio appoggiandolo sulla mensola dello sportello. Arriva un signore e parla con la signora allo sportello. Dopo un po’ la signora gentilmente dice “siete insieme?” il signore risponde di no e la signora, sempre gentilmente e col sorriso sulla bocca mi dice “non può mettersi qua, sa per la privaci” io le rispondo “è l’unico appoggio, dove posso mettermi?” lei risponde gentilmente “di là dove c’è la signora “nonsochi” io le rispondo “scusi, è la prima volta che vengo in questa clinica e non conosco la signora “nonsochi”.
Comunque, ho già finito di scrivere, imbuco il foglio nella scatola proprio lì vicino e prima di andar via le dico “posso farle un complimento? Lo so che lei ora mi prenderebbe alla gola per strangolarmi, perché avere davanti una persona agitata e arrabbiata, da fastidio, però è stata brava a continuare a sorridermi mentre mi parlava. Lo insegni alla persona che lavora di sopra!”

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