La scuola come luogo dove aprire le ali

 

1.             La scuola: luogo di incontro e di aiuto dove “aprire le ali”

1.1.               Scuola: palestra dove imparare l’autonomia

Se pensiamo a come passiamo il tempo a scuola come insegnanti, ci rendiamo conto che spendiamo tanto tempo per tenere gli studenti sotto controllo.

Questo comportamento causa conflitti in classe tra gli studenti e l’insegnante e non facilita lo svolgimento delle attività didattiche.

Il risultato è che l’insegnante passa molto tempo prezioso per attirare l’attenzione dei ragazzi sull’argomento da svolgere.  Spesso l’insegnante si lascia prendere dall’ansia quando si accorge che il tempo è passato e quello che era stato programmato di fare durante la lezione non è arrivato a buon fine.

 

I metodi di insegnamento usati dalla maggioranza degli insegnanti e accettati dalla maggior parte dei dirigenti scolastici è la lezione frontale, che è molto più veloce da svolgere e facile da gestire.

La classe è molto tranquilla, i ragazzi sono tenuti “sotto controllo”, non intervengono di frequente, e raramente gli insegnanti si interrompono per rimproverare i ragazzi. Ma questo modo di gestire la lezione non permette la pratica orale della lingua straniera, né li rende autonomi nel cercare nuove informazioni.

Invece di spronarli alla crescita di responsabilità, gli insegnanti ed i dirigenti scolastici controllano gli studenti di tutte le età come se non si potesse dare loro fiducia e non possano mai diventare responsabili. Invece di incoraggiarli ad essere indipendenti, la scuola rinforza la dipendenza dei ragazzi dall’insegnante. Gli insegnanti pianificano quello che i ragazzi dovrebbero imparare, in che modo dovrebbero farlo, e, naturalmente, quanto dovrebbero conoscere dell’argomento.

In realtà non si desidera che i ragazzi restino dipendenti ma, il fatto è che l’Università non dà agli insegnanti gli strumenti per farlo.

 

[… La scuola deve essere per i giovani il luogo protetto in cui provare ad allargare le ali, in cui cominciare a vivere in gruppo imparando a sviluppare le capacità razionali ma anche a gestire l’ emozione e i sentimenti… La scuola deve essere un posto protetto in cui gli insegnanti e gli allievi hanno un rapporto profondo e attento, capace di guidare, accogliere e ascoltare… La classe deve essere un posto in cui prima ancora di fornire una istruzione di qualità nelle singole discipline, gli insegnanti devono credere fino in fondo nella funzione educativa del proprio lavoro... La scuola non deve essere un posto in cui si selezionano i bambini “bravi” che vanno avanti con gli studi e quelli “non bravi” che vanno fermati…] Vittorino Andreoli  lettera ad un insegnante ed. Rizzoli

 

Il prerequisito più importante per gli alunni è la motivazione ad apprendere nuove conoscenze, altrimenti i risultati sono esigui. Se i ragazzi fanno domande riguardo l’argomento che si sta svolgendo e l’insegnante dà una spiegazione immediata senza stimolare i ragazzi a trovare loro stessi la spiegazione, loro non sono incoraggiati a scoprire nuove conoscenze.

 

 Gli insegnanti considerano una “perdita di tempo” discutere con gli studenti l’argomento che si sta svolgendo e dare tempo ai ragazzi di pensare alla soluzione di problemi. Per esempio: la comprensione di un nuovo vocabolo o di un concetto che richiede un collegamento con qualcosa che loro già conoscono.

Molti insegnanti durante l’interrogazione valutano la correttezza formale e la capacità di fare riferimenti. Il problema però è che l’unico momento che gli alunni hanno per  parlare e fare riferimenti è durante l’interrogazione. Ma, persino durante l’interrogazione, se il ragazzo esita prima di  dare la risposta, l’insegnante cambia la domanda oppure dice “dai! Non possiamo stare qui fino a domani” e poi dà lei o lui stessa la risposta. Questo comportamento non aiuta gli studenti ad avere fiducia nelle proprie capacità.

L’insegnante dovrebbe aiutare l’alunno a trovare la soluzione e dedicargli il tempo necessario. Il tempo speso nell’incoraggiare gli alunni non deve essere considerato  “tempo perso” perché se l’insegnante riesce ad aiutare gli studenti a trovare le soluzioni ai problemi, si crea una relazione di confidenza e rispetto e durante le attività riescono a concentrarsi meglio e si spende meno tempo per ripetere i concetti che sono già stati spiegati.

 

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