Memela

la chiamavamo tutti Memela, ma si chiamava Carmela. Aveva 2 figlie femmine e 3 figli maschi. In campagna avevano le capre e altri animali da fattoria e con sua cognata Rosa (Rorosa) ci si recava tutti i giorni, a piedi. Ricordo quando usciva di casa con un secchio dove, se non sbaglio, teneva gli avanzi per i porci. Memela non era tanto alta e aveva le gambe storte. Quando  camminava metteva sempre le mani sui fianchi, così faceva anche sua cognata. Mentre camminavano avevano un'andatura traballante. Un giorno eravamo seduti davanti alla porta di casa e abbiamo fatto un gran ridere perchè Memela ci disse "dovresti vedere Santina, quando andiamo io e Rorosa giù per il sentiero per andare a Cana Fischio. Entrambe camminiamo dondolandoci e ci va bene se appoggiamo insieme il piede destro, perchè se lei appoggia il destro e io che le sono a fianco appoggio il sinistro, camminando con la nostra andatura traballante, piegandomi io verso di lei e lei verso di me, ci scontriamamo ad ogni passo!"

Ricordo quelle mattine in cui lei faceva la ricotta con il latte delle sue pecore. Si metteva vicino al camino a mescolare il latte sul fuoco. Il profumo della ricotta invadeva la strada. Era una ricotta squisita e ci regalava sempre un po' del suo siero che avanzava nel paiolo. Io lo bevevo sempre con voracità. In via Regina Margherita abita il figlio di Memela che è una persona formidabile, nonostante non abbia continuato gli studi è una persona favolosa che riesce a metter su degli spettacoli teatrali umoristici interessanti e con una morale finale che dovrebbe far riflettere gli spettatori. Ma quello che mi colpisce di più è vedere che riesce a coinvolgere la gente del paese. Impresa che trovo veramente molto difficile!!!
Un giorno l'ho visto che stava aprendo la porta della casa in via Re Umberto dove abitava sua madre Memela e gli ho chiesto se potevo entrare a vedere l'interno.

Aprì la porta con la stessa chiave che usava sua madre. Avete presente quelle chiavi di ferro lunghe almeno 20 cm che si infila in una serratura che è un buco enorme e frofondo? già l'apertura della porta per me è stata molto emozionante, ma quando sono entrata sono rimasta ancora più sbalordita. Niente è combiato da quando è scomparsa Memela. Stessi mobili, stessi suppellettili e.... stesso profumo di una volta!!! l'unica cosa che mancava era l'anima di una casa vissuta. Adesso capisco perchè gli inglesi per dire "casa" usano due vocaboli "house" se si parla della struttura e "home" se si parla dell'ambiente familiare. Ecco, la casa in via Re Umberto è una house non più una home!
Entrare in quella casa è stato come fare un viaggio nel tempo.